|
La Scuola di Magistratura che avrebbe dovuto costituire una opportunità di crescita e di sviluppo per la città di Catanzaro ha lasciato, a seguito della recentissima sentenza del Consiglio di Stato, grande amarezza nella città. L'amarezza è ancora più forte se si pensa che il Consiglio di Stato ha confermato la localizzazione della Scuola nella provincia di Benevento solo perché il ricorso introduttivo, proposto dalla Provincia di Catanzaro, unico ente territoriale legittimato al ricorso, non è stato notificato alla controinteressata/Provincia di Benevento. In buona sostanza, solo per una questione preliminare, riguardante la corretta integrazione del contraddittorio, ad oggi, Catanzaro si ritrova con un risultato capovolto e senza la Scuola di Magistratura.
Che fare?
E' di tutta evidenza che adesso, con una decisione giurisdizionale definitiva ed inoppugnabile, tutto è molto complesso e la Scuola di Magistratura si è allontanata, probabilmente senza ritorno, dalla nostra città. Resta, però, il fatto che una sentenza del TAR Lazio aveva, entrando nel merito della questione, affermato la legittimità della localizzazione nella nostra città, annullando l'illegittimo decreto con cui il Ministero ha dirottato la Scuola nella Provincia di Benevento. Occorre, certamente, uno scatto di orgoglio da parte della nostra politica cittadina e regionale (Scopelliti bussi alla porta di Monti) affinchè il Governo venga sensibilizzato in ordine alla presente questione e alla sottrazione, a danno della nostra città, della Scuola di Magistratura, solo per vizi formali.
Tuttavia, non può non cogliersi, il fatto che da tutta la vicenda e dalla illegittimità nel merito (affermata dal TAR Lazio) del decreto con cui la Scuola è stata dirottata a Benevento, la nostra comunità ed il nostro territorio hanno subito gravi danni (anche sotto il profilo di perdita di chances), per milioni e milioni di euro, alla crescita e allo sviluppo socio/economico/culturale, che potranno essere chiesti, dagli enti territoriali lesi, con apposita azione giudiziaria, al Ministero che con quel decreto ha sottratto a Catanzaro e alla sua comunità una vera e concreta opportunità di sviluppo e di rafforzamento del proprio ruolo regionale ed ultraregionale. Il doppio fronte politico/risarcitorio, costituisce, probabilmente, l'ultima carta che rimane alla città per rivendicare un diritto toltole ingiustamente e che avrebbe consentito al capoluogo di essere il fulcro, in materia giuridico/culturale, del meridione. |